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Tra qualche mese l'Osservatorio Geofisico riaprirà al pubblico

L’Osservatorio Geofisico del DIEF - Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari di Unimore si rifà il look. Sono stati avviati nei giorni scorsi i lavori di restauro e recupero della storica struttura accademica, rimasta seriamente lesionata, in più punti, nel corso degli eventi sismici che colpirono l’Emilia Romagna nel 2012.  

La riqualificazione dei locali dell'Osservatorio, unica porzione “civile” del Palazzo Ducale di Modena, oggi sede dell’Accademia Militare, è finalizzata non solo a porre rimedio ai danni provocati dal terremoto, quanto piuttosto a restituire alla fruibilità della comunità locale e nazionale di questo giacimento scientifico, storico e culturale, garantendo continuità alle osservazioni scientifiche avviate nel 1830. In particolare, il progetto prevede di: rendere agibili, per l’uso degli studiosi e per l’accesso al pubblico, i locali della Torre di Levante e la terrazza sommitale, luogo privilegiato da cui godere di impareggiabili panorami sulla città; così da far conoscere ed apprezzare alla cittadinanza l'esistenza di un microcosmo culturale di grande rilevanza e suggestione e valorizzare il patrimonio dell'Osservatorio, costituito dalla sua strumentazione e depositi storici, ma anche dalla collezione di volumi, almanacchi, registri, vecchi articoli di giornali, ai quali si aggiunge la serie di misure meteoclimatiche iniziata 187 anni fa.

I lavori, iniziati da un paio di settimane, e che si protrarranno per 245 giorni, sono stati finanziati in parte dalla Regione Emilia Romagna attraverso il Programma delle Opere Pubbliche e dei Beni Culturali per i danneggiamenti provocati dagli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 ed in parte da Unimore - Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Il costo totale dell’intervento pari a 519.742,04 euro, 351.091,16 dei quali concessi dal Commissario Delegato alla ricostruzione post terremoto e 168.650,88 a carico di Unimore.

Con questo intervento – commenta il Magnifico Rettore Unimore prof. Angelo O. Andrisanol’Università conferma il suo impegno a valorizzare e rendere fruibili i luoghi di quella cultura scientifica che sono stati testimonianza dei saperi coltivati nel corso di secoli dai suoi valenti accademici. Così è stato per l’Orto Botanico, così è stato per il Teatro Anatomico di Antonio Scarpa, così sarà per il Museo Anatomico, e così è oggi per l’Osservatorio Geofisico, una struttura che fa dell’Università di Modena e Reggio Emilia un’eccellenza nel campo della meteorologia e delle ricerche nell’ambito della ingegneria ambientale. La sua restituzione alla comunità scientifica ed al pubblico è segno del legame che unisce la città di Modena alla sua Università”.

I lavori riguardano: le pareti in muratura, il rafforzamento locale delle strutture primarie con particolare attenzione alla struttura di copertura e ai solai; l’adeguamento della scala di accesso del torrione;  il restauro e la riqualificazione di alcuni locali, delle finestrature e degli scuri esterni  (finanziamento Unimore).

I locali oggetto dell'intervento sono una parte del complesso edilizio costituente il Palazzo Ducale di Modena, sede dell’Accademia Militare di Modena, il torrione di levante ed alcuni locali del sottotetto del corpo centrale dell’Osservatorio Geofisico. Questi locali furono concessi in uso perpetuo all’allora Osservatorio Astronomico dal Duca Francesco IV d’Este con decreto chirografo del 14 gennaio 1826, ormai 192 anni fa.

In particolare le pertinenze dell’Osservatorio, pari a circa 700 metri quadri, si trovano collocati nella parte posta a Sud-Est dell’edificio principale e sono costituiti da: il corpo scale che dal cortile secondario laterale, con accesso da Piazza Roma, permette di salire fino al piano sottotetto del corpo principale;  una serie di locali posti a livello del sottotetto del corpo principale costituenti alcune sale del Museo Astronomico e Geofisico; i locali posti all’interno del Torrione Sud-Est del corpo principale adibiti a Museo Astronomico e Geofisico ed a Osservatorio Geofisico vero e proprio.

La Torre di Levante ha una pianta rettangolare quasi quadrata, di dimensioni pari a circa 13,70 m di lunghezza e 13,15 m di larghezza con una altezza al colmo di circa 42,00 m.. Completa l’Osservatorio Geofisico la balconata esterna costruita verso il 1896 ed ancora oggi sede degli strumenti di rilevazione, iniziate nella parte sommitale fin dal 1830.  

“L'Osservatorio sarà oggetto – afferma il Responsabile scientifico dell’Osservatorio Geofisico prof. Sergio Teggi di Unimore -  inoltre di altri lavori di ristrutturazione finanziati nell'ambito del Progetto "Ducato Estense" finanziato dal Ministero dei Beni Culturali del 2016 . Progetto che vede capofila il  Comune di Modena  e che prevede tra gli interventi un finanziamento di 500.000 euro per il Palazzo dell'Accademia e l'Osservatorio Geofisico. Va infatti notato che, se da una parte i lavori di ristrutturazione, appena iniziati, produrranno un notevole miglioramento dei locali dell’Osservatorio, dall’altra rimangono da risolvere alcuni problemi importanti per garantire la piena fruibilità dei locali al cittadino, come, ad esempio, la barriera costituita dagli oltre cento scalini della scala centrale, per il quale si stanno cercando soluzioni alternative”. 

Quando entrai per la prima volta in Osservatorio era il 1987  - afferma il dott. Luca Lombroso meteorologo del DIEF - Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari - rimasi subito affascinato dai locali e dalla storia dell’Osservatorio. Con i colleghi e la direzione decidemmo di proseguire ad ogni costo le osservazioni anche nei momenti di maggiori difficoltà logistiche negli anni novanta. Ora questi sforzi stanno per dare i loro frutti, l’Osservatorio geofisico di Unimore ha un patrimonio storico, un museo e una terrazza panoramica che nulla hanno da invidiare a famosi osservatori che ho visitato nel mondo, come quelli di Greenwich, di Mount Washington o di Sydney”.

“La rilevanza nazionale e internazionale dell’Osservatorio – aggiunge la prof. Elena Corradini delegato del Rettore per la Rete dei Musei Universitari - è legata in particolare all’ottico e astronomo Giovan Battista Amici al quale è stata dedicata  nel 2013 una mostra in occasione del 150° della morte e  di cui, unico esempio al mondo, rimane in situ lo strumento dei passaggi da lui terminato nel 1826 su incarico dell’allora direttore Giuseppe Bianchi. A testimonianza della sua grande importanza l’Osservatorio è stato inserito nel portale della Rete Italiana dei Musei Universitari, nella sezione dedicata alla strumentazione scientifica. (  http://www.retemuseiuniversitari.unimore.it/site/home/strumentazione/uno-sguardo-fra-la-terra-e-il-cielo-losservatorio-di-modena.html ).

La storia dell’Osservatorio

L'Osservatorio Astronomico venne realizzato nel 1826 per volere di Francesco IV d'Este nel torrione orientale del seicentesco Palazzo Ducale, dove è ancora oggi ospitato. La direzione fu affidata al professor Giuseppe Bianchi e i più importanti strumenti astronomici, tra cui lo strumento dei passaggi ancora in situ, vennero commissionati all'ottico e astronomo modenese Giovanni Battista Amici e a famosi astronomi e ottici tedeschi, quali Joseph von Fraunhofer e Georg Friedrich von Reichenbach. Grazie all'attività di Pietro Tacchini, nel 1876 divenne Osservatorio Meteorologico sotto la direzione di Pietro Ragona che nel 1865 aveva fatto realizzare la prima finestra meteorologica. A seguito delle ricerche del direttore Ciro Chistoni, l’Osservatorio assunse il nome di Geofisico.

L’Osservatorio Geofisico proseguì la sua attività anche durante le due guerre mondiali, in particolare fu grazie al tecnico Giuseppe Sola che furono messi in salvo, durante l’occupazione tedesca di Palazzo Ducale, gli strumenti e i registri storici.

L’Osservatorio Geofisico accoglieva regolarmente visite guidate fino al 1986, poi iniziarono, in vari stralci,  una serie di lavori di alleggerimento statico, consolidamento e messa in sicurezza, per essere reso inagibile dal terremoto del 2012. In questo lungo periodo di chiusura al pubblico, seppur fra grandi difficoltà oggettive, Unimore è riuscita a salvaguardare gli strumenti storici per proseguire e dare continuità storica alle osservazioni.

Dal 1995, con la disattivazione degli antichi Istituti universitari, l'Osservatorio modenese divenne Sezione del Dipartimento di Scienze dell'Ingegneria dell'Università di Modena, passando poi nel 2002 al Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’ambiente e oggi al Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari”. Nella sua lunga attività l’osservatorio ha così raccolto un ampio patrimonio di strumenti scientifici storici e museali nonché di documentazione manoscritta unica (registri delle osservazioni) e librario, anche in virtù degli scambi che avvenivano con osservatori di tutto il mondo. Fra gli strumenti qui conservati vanno ricordati i telescopi Newtoniani di Giovan Battista Amici, il cannocchiale di Fraunhofer, la “macchina a dividere” e “comparatore” di Perreax, globi terrestri e celesti, sfere armillari, l’evaporigrafo di Ragona, il pluviometro a collettore orario di Ragona, gli strumenti dei passaggi, vari strumenti meteorologici del XX secolo, strumenti di misura da laboratorio del periodo 1930-1950, e anche strumenti di “modernariato”, del periodo fine XX secolo, come i primi personal computer, apparati radio di ricezioni dati, i primi telefoni cellulari abilitati a trasmissione dati. In tutto sono stati catalogati circa 300 pezzi con valore e importanza storico-museale. I locali del torrione di Piazza Roma sono fondamentali per la continuità storica delle misure meteoclimatiche, che ancora oggi avvengono e che sono punto di riferimento per la città ad ogni evento meteorologico di particolare interesse (nevicate, temporali intensi, piogge abbondanti, ondate di caldo, ecc.). I locali sono anche strettamente collegati col museo, che senza questi locali perderebbe valore e senso storico.

Articolo pubblicato da: Ufficio Stampa Unimore - ufficiostampa@unimore.it