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Il prof. Giorgio De Santis presiede il Congresso della Società Mondiale di Microchirurgia, a Bologna dal 12 al 15 giugno

Il congresso biennale della World Society for Reconstructive Microsurgery (WSRM) , che si tiene per la prima volta in Italia, a Bologna, dal 12 al 15 giugno, sarà presieduto dal prof. Giorgio De Santis, ordinario di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica di Unimore nonché direttore dell’omonima scuola di specializzazione presso il Policlinico di Modena.

Quasi 1.500 chirurghi plastici e microchirurghi provenienti da tutte le università del mondo si sono iscritti al congresso, preannunciando un evento di altissimo livello e di enorme partecipazione grazie anche alla presenza nel programma scientifico dei maggiori esperti mondiali di questa tecnica chirurgica.

La cerimonia inaugurale si terrà mercoledì 12 giugno, dalle ore 18.30, presso l’Europa Auditorium del Palazzo della Cultura e dei Congressi (Piazza della Costituzione 4, Bologna). Dopo la prima parte istituzionale, si esibirà in concerto la Banda Nazionale dei Carabinieri. Oltre agli iscritti, sono attese le istituzioni, le autorità e le forze dell’ordine di Modena e Bologna.

“La microchirurgia ricostruttiva è una tecnica chirurgica che si avvale dell’utilizzo del microscopio operatorio – commenta il prof. Giorgio De Santis -  grazie al quale possiamo trasferire tessuti da una parte all’altra del corpo e farli rivivere attraverso una rivascolarizzazione delle piccole arterie e vene che li nutrono. Il tessuto trasportato viene irrorato dai vasi riceventi. Si tratta di una chirurgia complessa, perché i vasi che si vanno a suturare al microscopio sono di calibro da 0,3 mm fino a 1 mm, talvolta anche meno, e la prima difficoltà è costituita proprio dalla dimensione estremamente ridotta delle aree in cui si opera. I distretti in cui questa metodica viene maggiormente applicata sono l’area testa-collo, la regione mammaria, gli arti superiori e inferiori; ultimamente si è aggiunta anche la microchirurgia dei vasi linfatici”.

“Il primo intervento di microchirurgia ricostruttiva è stato eseguito in Giappone nel 1972, con il reimpianto del dito pollice a un lavoratore che se lo era amputato – continua il prof. De Santis -. Quindi all’inizio la tecnica serviva per riattaccare parti del corpo che si erano staccate traumaticamente: i cosiddetti reimpianti. Poi si è estesa anche ai trasferimenti dei tessuti da una sede all’altra con la stessa tecnica di ricucire i piccoli vasi al microscopio. Inizialmente, il distretto in cui veniva più usata era la chirurgia della mano, ma nel corso dei decenni si è estesa a tutti i distretti che ho menzionato. La tecnica è sofisticata e complessa, in termini pratici si tratta di interventi laboriosi e molto lunghi, e risulta indicata per ricostruzioni maggiori, come nei casi di asportazione di tumori voluminosi. La tendenza che si sta sempre più affermando è quella di una ricostruzione immediata; in passato si poteva accettare l’amputazione di un seno piuttosto che della mandibola o di parte della guancia ed effettuare la ricostruzione secondariamente,  ma oggi molti pazienti, anche se coinvolti in uno stato tumorale, sanno comunque che hanno buone chance di vita futura, anche in termini di qualità della vita, e pertanto richiedono una ricostruzione immediata”.

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Articolo pubblicato da: Ufficio Stampa Unimore - ufficiostampa@unimore.it