Ecco chi è il laureato Unimore
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Nessuna università italiana medio-grande con più di tremila laureati/anno, ha performance di rendimento pari a quelle dimostrate dai laureati dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.
Con 26,2 anni di età media sono nettamente più giovani dei colleghi italiani (26,9 anni età media in Italia), ma soprattutto sono in assoluto – tra le università di una certa dimensione - quelli che portano a termine prima degli altri i loro studi (indice di ritardo 0,29), gravando così per un minor periodo di tempo sulle famiglie d'origine e rendendo più veloce il ricambio all'interno dell'Ateneo della popolazione studentesca. PROFILO_LAUREATI_2012-_LE_TABELLE.zip
Il quadro che promuove decisamente la qualità didattica offerta dall'Ateneo emiliano emerge dal XIV Profilo dei laureati presentato da AlmaLaurea, che ha coinvolto 215mila laureati del 2011 dei 61 Atenei aderenti da almeno un anno al Consorzio Interuniversitario bolognese.
Il collettivo indagato: crescono i laureati stranieri
I laureati dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia coinvolti in questa indagine sono 3.162 giovani su 3.625 complessivi che l'anno scorso hanno portato positivamente a termine la propria esperienza. "Si tratta – dice il prof. Tommaso Minerva, Delegato del Rettore per la Didattica – di un collettivo molto ampio di indagine (87,2% di risposte) che rende oltremodo attendibile e veritiera la situazione descritta dai risultati". Più specificamente si tratta di 1.818 laureati di primo livello su 2.081, di 166 su 256 laureati di lauree magistrali a ciclo unico, di 1.015 laureati su 1.088 di lauree magistrali biennali, cui vanno aggiunti i 119 su 130 laureati del corso di laurea non riformato in Scienze della Formazione Primaria ed i 44 su 70 laureati pre-riforma.
Nella stragrande maggioranza (78,4%) si iscrivono con un ritardo rispetto alla maturità inferiore a un anno, quindi sostanzialmente appena conclusi gli studi superiori.
Nel 71,9% dei casi questi laureati sono i primi a conseguire il titolo di studio in famiglia, mentre i figli di almeno un genitore laureato sono il 26,4%. Rispetto alla classe sociale di appartenenza della famiglia vi è un sostanziale equilibrio tra chi è "figlio" della borghesia (23,8%), della classe media impiegatizia (28,1%), della piccola borghesia (24,2) o della classe operaia (21,4%).
Il 4,0% di essi sono cittadini di origine straniera (3,5% nel 2010): 4,5% tra i laureati di primo livello; 5,9% tra quelli delle magistrali a ciclo unico; nessuno tra quelli dei corsi non riformati e 3,0% tra quelli delle magistrali biennali. Il dato è in assoluto uno dei più alti in Italia, perché se si escludono le due università per stranieri (Perugia e Siena) e alcuni piccoli atenei (Bra e Bolzano), Modena-Reggio ha un numero inferiore solo a Torino Politecnico (11,0%), Trieste (6,1%), Camerino (5,8%), Trento (5,8%), La Sapienza di Roma (4,7%) e Bologna (4,2%).
Per indice di ritardo alla laurea gli studenti UNIMORE brillano su tutti
Se confrontiamo l'indice di ritardo alla laurea, ovvero il rapporto fra ritardo nella conclusione degli studi e la durata legale del corso, che dà una misura più obiettiva del tempo effettivo medio trascorso all'università da ogni studente, si può comprendere molto bene come gli studenti modenesi-reggiani siano assolutamente al vertice della assiduità ed i più impegnati e diligenti, concludendo più rapidamente di tanti loro coetanei il proprio percorso di studi. Per l'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia l'indice di ritardo è pari allo 0,29, un dato che praticamente non ha uguali in ambito nazionale, fatta eccezione per atenei pubblici con un numero di laureati che non superano i millecinquecento (come Insubria e Venezia IUAV), e che resta inavvicinato dagli studenti degli altri atenei emiliano-romagnoli: Bologna 0,37; Ferrara a 0,38 e Parma a 0,34. In ambito nazionale questo indice arriva addirittura allo 0,45, che significa che gli studenti italiani impiegano mediamente per laurearsi un tempo quasi del cinquanta per cento superiore alla durata prevista dal corso scelto.
"La fotografia che puntualmente ci consegna AlmaLaurea sui laureati – dice il Rettore prof. Aldo Tomasi - conferma in maniera autorevole la buona qualità del nostro Ateneo, specie con riguardo alla sua offerta formativa, che trova espressione nei giudizi più che lusinghieri (91,9%) della gran parte degli studenti. Le stesse performance raggiunte dai nostri iscritti, oltre la metà dei quali consegue la laurea entro la durata prevista del proprio corso di studi, sono la prova dell'attenzione che il nostro Ateneo presta alla didattica ed ai servizi di supporto indispensabili (aule, biblioteche, ausili, ecc) per rendere proficua la loro esperienza di studio. Possiamo, dunque, guardare a questa fotografia di AlmaLaurea come ad un apprezzato quadro, che disegna i contorni di un Ateneo in grado di competere alla pari sul piano qualitativo con le università italiane più blasonate. UNIMORE è pienamente promossa".
Regolarità negli studi: gli studenti UNIMORE raggiungono l'eccellenza nazionale
Il riscontro di quanto affermato è attestato dalla eccezionale regolarità osservata dagli studenti modenesi-reggiani negli studi, in quanto ben il 54,9% si laurea regolarmente in corso (54,6% per i laureati di primo livello; 68,4% per i laureati delle lauree magistrali a ciclo unico a ciclo unico; 53,8% per quelle non riformate e 55,9% per le specialistiche biennali), mentre un altro 24,9% arriva al traguardo con un ritardo inferiore a un anno (24,1% per i laureati di primo livello; 19,1% per quelli delle magistrali a ciclo unico; 19,2% per quelli delle lauree non riformate e 30,1% per le magistrali biennali). Questo significa che 4 studenti su 5 sostanzialmente finiscono la carriera universitaria rispettando più o meno la durata prevista del proprio corso.
Questa osservazione che si ricava dalla indagine AlmaLaurea è messa in risalto dal paragone con quanto avviene altrove: in Italia i laureati in corso sono il 38,9% e tra le università pubbliche generaliste solo i laureati di Piemonte Orientale (55,9% dei laureati regolarmente in corso), che comunque ha la metà dei laureati UNIMORE, riescono a fare meglio degli studenti di Modena e Reggio Emilia. Mentre se abbassiamo lo sguardo alla situazione regionale vediamo che a Bologna i laureati in corso sono il 47,7%, a Ferrara il 39,8% e a Parma il 44,4%. Questo dato viene in parte recuperato da quanti riescono comunque a concludere gli studi con un ritardo inferiore a un anno: 24,2% Bologna, 29,0% Ferrara e 28,2% Parma e 26,5% in Italia.
Ben 3 studenti UNIMORE su 4 sono assidui ad oltre il 73,3% delle lezioni ed un altro 14,5% assiste ad oltre il 50% di esse, come peraltro avviene anche per i coetanei degli altri Atenei emiliano romagnoli, tra i quali si distinguono soprattutto - da questo punto di vista - gli universitari di Ferrara (89,3% prende oltre il 50 per cento delle lezioni).
Più elevata l'offerta di tirocini/stage: quarto posto assoluto tra le università generaliste italiane
Con la riforma sono cresciute notevolmente anche le esperienze di tirocinio e stage che nel 2004 coinvolgevano appena il 17% dei laureati dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Oggi la situazione è profondamente mutata e più di 2 studenti su 3, ovvero il 70,9% dei laureati UNIMORE 2011 (81% dei laureati di primo livello, il 70,3% di quelli delle specialistiche a ciclo unico ed il 54% dei laureati specialistici) ha avuto l'opportunità di venire in contatto col mondo del lavoro ancor prima della laurea. Anche questo è un elemento che distingue in positivo l'offerta formativa dell'Ateneo emiliano e che fa comprendere la ragioni della ottima performance occupazionale raggiunta dai suoi laureati. A livello nazionale (media 55,3%), sempre tra le università generaliste di una certa dimensione, stanno davanti a UNIMORE solo Piemonte Orientale (76,8%), Ferrara (71,6%), Camerino (71,3%).
"L'indagine AlmaLaurea – spiega il prof. Tommaso Minerva Delegato del Rettore per la Didattica – ci fornisce, ormai da anni, il quadro di un Ateneo in salute e attento alle esigenze degli studenti e del territorio. I dati quantitativi, pur importanti, sottolineano altrettanti aspetti qualitativi. In Unimore gli studenti possono contare su un solido e proficuo rapporto università-territorio che garantisce altissime partecipazioni a stage aziendali e esperienze lavorative pre-laurea; possono contare su una attenzione ai servizi messi a disposizione degli studenti che si traducono in una maggiore velocità e regolarità del corso di studi. Potersi laureare nei tempi
Progressivamente crescente il numero di studenti con esperienze di studio all'estero
E' in incremento la quota di studenti che durante gli studi decidono di sostenere esperienze di studio all'estero, passati dal 12,8% nel 2009 al 14,1% nel 2011 (12,3% per quelli di primo livello; 19,9% per quelli delle magistrali a ciclo unico; 7,3% per quelli delle lauree non riformate e 16,7% per le magistrali biennali). In Italia la media di studenti "viaggiatori" è del 12,3%. Decisamente più aperti a queste esperienze gli universitari di Bologna che colgono questa opportunità nel 17,3% dei casi. Quelli di Ferrara (10,0%) e Parma (10,2%) sono, invece, più "sedentari".
Lusinghiero il giudizio sulla propria esperienza di studio: Ateneo promosso
Alla specifica domanda se sono "complessivamente soddisfatti del corso di laurea" il 91,9%, ovvero più di nove studenti su dieci, rivela un indice di gradimento più che sufficiente, rispondendo "decisamente sì" per il 38,5% e "più sì che no" per il 53,4%. Questo fa sì che il 76,0% dei laureati dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia si iscriverebbe di nuovo allo stesso corso di laurea dell'Ateneo: 75,2% tra quelli di primo livello; 83,7% tra quelli delle magistrali a ciclo unico; 82,4% tra quelli delle lauree non riformate e 76,2% tra quelli delle magistrali biennali.
Giudizi altrettanto lusinghieri non si ritrovano tra i colleghi degli altri Atenei emiliano romagnoli e italiani. A Bologna quanti ripeterebbero lo stesso corso di studi sono il 70,4%, a Ferrara il 69,6%, a Parma il 69,3% e in Italia il 68,9%
Il giudizio positivo esteso alle condizioni di studio
Il motivo di tanta soddisfazione la si coglie dalle espressioni di giudizio raccolte nell'indagine AlmaLaurea riguardo sia al rapporto con i docenti (88,7% lo valuta più che sufficiente), che dalla adeguatezza delle aule considerata spesso o sempre ottimale dal 78,6% degli intervistati, che dalla qualità del servizio bibliotecario apprezzata dall'89,5% degli studenti. Anche in questo caso si raggiungono performance decisamente migliori rispetto tanto alla realtà italiana che regionale.
C'è meno fretta di avviarsi al lavoro ma cresce la disponibilità dei laureati UNIMORE a lavorare all'estero
Sono poco più della metà a Modena e Reggio Emilia i laureati decisi a continuare gli studi (53,4%), un dato in aumento rispetto al 2010 quando la volontà di proseguire era stata dichiarata dal 51,2% degli intervistati, e pur tuttavia inferiore al numero di coetanei di Bologna (59,9%), Ferrara (59,8%), Parma (58,4%) e dell'Italia (63,7%).
Quasi la metà dei laureati (46,6%) che escono dall'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, invece, non intende proseguire gli studi (70,2% tra quelli di primo livello; 65,7% tra quelli delle magistrali a ciclo unico; 34,5% tra quelli di lauree non riformate e 24,5% tra quelli delle magistrali biennali).
Aumenta anche decisamente la quota di quanti sono disposti per lavoro a recarsi all'estero in un Paese UE o anche extraeuropeo: il 66,4% dei laureati dell'anno scorso all'UNIMORE, ossia due su tre, sono disposti a trasferirsi. Nell'ultimo quinquennio, dal 2007 al 2011, si è passati da una disponibilità a lavorare all'estero del 51,9% al 66,4% (+ 14,5%).
"La crisi del mercato del lavoro – commenta il prof. Tommaso Minerva – ha, ovviamente, toccato anche l'Università. Nonostante questo Unimore si conferma come uno degli Atenei in cui il passaggio dalla formazione al lavoro è più efficace. Merito, certamente, del tessuto produttivo locale, ma anche delle azioni di sostegno e di raccordo che Unimore ha saputo mettere in atto. L'attenzione prestata dall'Ateneo ai processi di internazionalizzazione, per esempio, sta producendo degli effetti che considero assolutamente positivi per quanto riguarda la disponibilità alla mobilità internazionale dei nostri laureati. Si comincia a comprendere che lavorare all'estero costituisce anche per il laureato Unimore un arricchimento professionale e in ciò l'Ateneo dimostra di saper rispondere alla sollecitazione ed alla richiesta che ci viene da tante delle nostre imprese a prevalente vocazione esportatrice, che chiedono laureati culturalmente preparati, anche sul piano della conoscenza della lingua, ad affrontare le sfide imposte dalla globalizzazione. Anche in questo caso si può dire che l'Ateneo è capace di formare professionisti più sicuri delle loro capacità perché dotati di solide basi per guardare ad un mercato del lavoro sempre più
La qualità non produce attrattività e UNIMORE resta scomoda per i "fuori regione"
Nonostante la solida tradizione, la crescita dimensionale dell'ultimo decennio che l'ha portata a smarcarsi dal gruppo delle piccole Università e a posizionarsi nel lotto dei medi Atenei italiani, il favorevole ambiente di studio e l'apprezzata didattica offerta dall'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, nonché il permanente insediamento ai vertici qualitativi delle graduatorie nazionali, UNIMORE continua a caratterizzarsi come un Ateneo molto rinchiuso nel proprio ambito territoriale. Scorrendo i dati anagrafici dei laureati 2011, infatti, si scopre che il 49,7% risiede nella stessa provincia sede di studio (51,8% tra quelli di primo livello; 64,8% tra quelli delle magistrali a ciclo unico; 43,1% tra quelli dei corsi di laurea non riformati e 43,6% tra quelli delle magistrali biennali).
Sono dati sostanzialmente allineati a quelli nazionali, che rivelano una tendenza generale ad una minore mobilità studentesca, indicativa del fatto che molti neodiplomati oggi preferiscono frequentare - là dove trovano la giusta offerta formativa - Atenei "sotto casa". Sono dati, però, del tutto sproporzionati rispetto all'attrattività esercitata dalle altre Università emiliano romagnole, che continuano ad essere gettonatissime dagli studenti "fuori regione".
In Italia il peso dei laureati che hanno compiuto gli studi in una sede universitaria della stessa provincia sono il 51,9% (54,56% per il primo livello, 53,0 per le magistrali a ciclo unico, 46,5% per le magistrali biennali), ma a Bologna sono appena il 30,8% (34,4% nel primo livello, 32,0% nelle magistrali a ciclo unico, 24,9% nelle magistrali biennali), a Ferrara il 35,8% (anche se questo Ateneo sconta il fatto che esercita un monopolio sugli studenti della confinante provincia di Rovigo, con 39,1% riguardo al primo livello, 27,7% alle magistrali a ciclo unico e 33,3% nelle magistrali biennali) e a Parma il 31,6% (34,1% tra il primo livello, 29,0% tra le magistrali a ciclo unico e 28,4% tra le magistrali biennali).
Performance individuale
Infine la performance individuale. Il voto medio di laurea dei laureati modenesi-reggiani è di 100,3 ed il 18,9% dei laureati durante gli studi ha usufruito di borse di studio.
"Nel complesso – afferma il Rettore prof. Aldo Tomasi – credo possiamo avere più di un motivo di soddisfazione e orgoglio per questi risultati, ottenuti in condizioni non certamente favorevoli dal punto di vista delle politiche finanziarie perseguite a livello governativo in questi anni. Siamo riusciti a salvaguardare il livello della nostra didattica, grazie anche alla collaborazione ed agli sforzi di tanti colleghi e soprattutto delle famiglie degli studenti. Abbiamo puntato molto nel corso di questi anni ad avviare politiche in grado di affermare il merito tra i nostri studenti, prima ancora di pensare alla loro crescita numerica. Adesso dobbiamo, anche col concorso delle istituzioni e dei territori, operare per portare la nostra esperienza e le indubbie qualità del nostro Ateneo fuori dalle nostre province per accrescere la base di reclutamento e la sua attrattività, favorendo tutti insieme la determinazione di condizioni che inducano ancora più giovani e famiglie a scegliere l'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e le nostre città".
Qualche curiosità tra i dati che distinguono il rendimento delle varie facoltà UNIMORE
Adottando una definizione ormai classica, possiamo definire più "secchioni" i laureati della facoltà di Medicina e Chirurgia che vantano un indice di ritardo alla laurea appena dello 0,12% ed una percentuale di laureati regolarmente in corso del 70,8%. Precedono di poco i colleghi di Agraria che hanno, invece, un indice di ritardo alla laurea dello 0,16% ed una quota di laureati in corso del 56,3%. Anche se fanno meglio di loro i laureati di Bioscienze e Biotecnologie e di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali che nel 63,0% e 60,9% dei casi arrivano al traguardo regolarmente in corso. Fanalino di coda i laureati di Giurisprudenza che vantano – si fa per dire – un indice di ritardo alla laurea dello 0,68% ed hanno una percentuale di laureati in corso del 42,2%, che tuttavia è migliore dei colleghi di Farmacia, di cui appena il 37,3% si laurea regolarmente. A livello di soddisfazione il maggiore apprezzamento per il corso di studio seguito è espresso dai laureati di Scienze della Formazione, che al 96,1% si dichiarano sufficientemente soddisfatti, precedendo i coetanei di Scienze della Comunicazione e dell'Economia (94,1%), di Ingegneria Reggio Emilia (93,8) e di Economia Marco Biagi (92,8%). Anche se a livello di gradimento la "palma d'oro" va a Farmacia, in quanto l'88,4% dei suoi laureati rifarebbe lo steso corso. Bene anche Scienze della Formazione, in quanto la ripeterebbe l'83,1% e Ingegneria "Enzo Ferrari" con 82,3%. La facoltà col minor numero di laureati residenti nella stessa provincia di studio è Scienze della Comunicazione e dell'Economia col 23,0%, seguita da Lettere e Filosofia (32,9%) e Agraria (34,4%). Quelle, invece, più frequentate da stranieri sono Farmacia col 6,9% di laureati e Economia Marco Biagi col 6,4%.





Sull'onda degli apprezzamenti ottenuti da precedenti esperienze di scuole-stage estive, l'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia dà vita ad un nuova iniziativa rivolta sempre ai giovani cultori delle discipline scientifiche con una Summer school questa volta dedicata all'Informatica, alla Matematica ed alla Statistica. Si chiama "Inform@th: la scuola estiva di Informatica, Matematica e Statistica", che prenderà il via lunedì 17 giugno 2013 alle ore 10.00 e sarà rivolta agli studenti delle scuole superiori delle province di Modena, Reggio Emilia e Bologna. "Inform@th", che ammette un massimo di 35 studenti, ha l'obiettivo di fornire ai giovani, che escono dalle terze e dalle quarte classi di istituti superiori, stimoli e strumenti per approfondire attraverso una full-immersion argomenti di informatica, di matematica e di statistica. Saranno trattati nel corso di una quattro giorni,da lunedì 17 a giovedì 20 giugno, argomenti presenti nei curricula di scuola superiore quali: numeri primi, algebra modulare e crittografia, crittoanalisi e statistica e temi extra-scolastici come "Ritorno al futuro: Un'avventura nel mondo dell'informatica" e "Ma quante sono le geometrie?" "Come i colleghi di Fisica e Chimica, da anni come docenti di Matematica e Statistica - ha affermato la prof.ssa Paola Bandieri dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia - siamo impegnati in un capillare lavoro di divulgazione delle nostre discipline presso le scuole del territorio, nell'ambito del Piano Lauree Scientifiche. Abbiamo avuto modo di toccare con mano come i ragazzi, se sufficientemente stimolati, manifestino curiosità e applicazione. La recente nascita del Dipartimento di Scienze Fisiche, Informatiche e Matematiche ci ha spinto ad avanzare una proposta di approfondimento estivo in informatica, matematica e statistica. Avevamo programmato una iniziativa rivolta a 30 studenti di terza e quarta superiore, ma le richieste hanno superato le nostre previsioni e così, per offrire la possibilità di partecipare a tutti i ragazzi di quarta, per i quali potrebbe essere la sola opportunità, abbiamo esteso a 35 il numero dei partecipanti. La risposta delle scuole e degli studenti è stata, dunque, confortante ed è con entusiasmo che ci prepariamo ad accogliere questi giovani".
Tre giovani neo laureati della laurea magistrale in Ingegneria Civile del nostro Ateneo avranno la responsabilità di continuare con la medesima professionalità la preziosa opera scientifico-tecnica dell'ing. Gianni Bignardi, che si è forzatamente interrotta la mattina del 29 maggio 2012. A un anno di distanza dal quel tragico giorno, che ha visto il 62enne ingegnere mirandolese cadere sotto il crollo di un capannone industriale a San Felice, dove stava conducendo una perizia tecnica successivamente alla prima violenta scossa di terremoto del 20 maggio 2012, l'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Modena e la Federazione regionale degli Ordini degli Ingegneri dell'Emilia Romagna hanno provveduto a consegnare i 2 premi di laurea ed il contributo intitolati alla memoria del collega. "Il collega Gianni Bignardi – ricorda Augusto Gambuzzi, Presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Modena - era prima di tutto una persona seria, oltre ad essere un professionista stimato da tutti per la competenza e la disponibilità dimostrate in tanti anni di lavoro sul territorio. Come molti di noi, anche Gianni si era messo a disposizione delle istituzioni e dei cittadini delle località colpite sin dalle prime ore di quel tragico 20 maggio, per contribuire alla messa in sicurezza degli edifici e far sì che la vita della comunità potesse riprendere al più presto. L'impegno e l'abnegazione profusi da Bignardi in quei giorni, fornendo spontaneamente consulenza e supporto qualificati, resteranno indelebili nella mente di chi ha avuto la fortuna e l'onore di condividere quei momenti con lui. Ogni giorno, un intenso susseguirsi di incontri e sopralluoghi lasciava ben poco spazio alla vita privata, ma Gianni lo faceva con la dedizione e l'orgoglio di chi ama la propria terra e il proprio lavoro. Sono certo che i giovani ai quali oggi consegniamo il premio di laurea a lui intitolato, sapranno affrontare le sfide della vita professionale potendo trovare ispirazione in quell'impegno, quella serietà e quell'orgoglio che Gianni Bignardi ci ha trasmesso. Anche a nome della famiglia, quindi, auguro ai nuovi ingegneri una lunga e feconda carriera lavorativa e desidero complimentarmi con loro per l'ingresso nella comunità degli ingegneri". La cerimonia, apertasi con l'osservanza di un minuto di silenzio in memoria di tutte le vittime del terremoto del maggio 2012, si è svolta nell'Aula Magna del Dipartimento di Ingegneria "Enzo Ferrari" a Modena, alla presenza del prof. Marcello Tarantino, Presidente del corso di laurea magistrale in Ingegneria Civile, del Presidente dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Modena ing. Augusto Gambuzzi, dell'Assessore alle attività produttive, piano energetico e sviluppo sostenibile, economia verde, edilizia della Regione Emilia Romagna Gian Carlo Muzzarelli, dell'Assessore alla Programmazione, Gestione del territorio, Infrastrutture, Mobilità e piano sosta del Comune di Modena ing. Gabriele Giacobazzi, del Presidente della Federazione degli Ingegneri dell'Emilia Romagna ing. Felice Monaco, di amici e parenti dello scomparso, nonché del Sindaco di San Felice e Presidente dei Comuni dell'Area Nord di Modena Alberto Silvestri. Destinatari dei premi sono nell'ordine: l'ing. Roberto Freddi, laureatosi il 16 aprile 2013 ottenendo il punteggio di 110/110 e lode con una tesi su "Verifiche di resistenza globali e sui collegamenti spinottati di un sistema prefabbricato monopiano soggetto ad azioni sismiche", cui è andato il "1° Premio in memoria dell'Ing. Gianni Bignardi" istituito dall'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Modena; l'l'ing. Paola Gambarelli, laureatasi anche lei il 16 aprile scorso col punteggio di 110/110 e lode discutendo una tesi su "Ottimizzazione di un modello a elementi finiti del Manhattan Bridge e analisi del comportamento dinamico della struttura", che si è aggiudicata il premio aggiuntivo della Federazione degli Ingegneri dell'Emilia Romagna; l'ing. Laura Simonini, laureatasi l'8 novembre 2012 col punteggi di 110/110 e lode presentando una tesi su "Configurazione ottimale dei sensori per il monitoraggio strutturale", destinataria dell'ulteriore contributo concesso al terzo classificato della graduatoria sempre dall'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Modena per la realizzazione di una pubblicazione tecnico-scientifica. "E' significativo che una circostanza tragica – ha detto il Rettore prof. Aldo Tomasi in un messaggio affidato al prof. Marcello Tarantino – possa tramutarsi in motivo di incoraggiamento per neo ingegneri e che il testimone di un noto ed esperto professionista venga raccolto appunto da giovani. Sono grato all'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Modena ed alla Federazione regionale degli Ordini degli Ingegneri dell'Emilia Romagna per il modo in cui hanno voluto ricordare l'ing. Gianni Bignardi, avendo attenzione alla nostra Università e, soprattutto, volendo premiare i più meritevoli, che si sono distinti negli studi inerenti l'Ingegneria civile, un campo nel quale solo da pochi anni il nostro Ateneo ha intrapreso l'insegnamento e nel quale sta raccogliendo un generale apprezzamento tanto da parte della comunità scientifica e del territorio, oltre che degli studenti". Non facile la scelta del Comitato Scientifico, composto dal Direttore del Dipartimento di Ingegneria "Enzo Ferrari" prof. Alessandro Capra, dal Presidente del corso di laurea magistrale in Ingegneria Civile prof. Marcello Tarantino, dal Presidente dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Modena ing. Augusto Gambuzzi e dal rappresentante dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Modena ing. Elisa Abati e dal segretario sig. Giuseppe Gatti, che il 9 maggio scorso ha dovuto scegliere tra 16 candidati ai riconoscimenti, compiendo una valutazione che ha privilegiato il voto di laurea, la inerenza della tesi riguardo ad argomenti di ingegneria strutturale e, in particolare, ad eventi sismici, e infine alla originalità e completezza. "Roberto Freddi – spiega il prof. Marcello Tarantino - ha studiato il comportamento di edifici industriali monopiano soggetti ad azione sismica, con particolare riferimento alla resistenza dei collegamenti spinottati tra trave e pilastro e al confronto di metodi di analisi. Paola Gambarelli ha calibrato e analizzato un modello numerico del "Manhattan bridge" di New York, a partire dai risultati di una sperimentazione dinamica condotta sul ponte stesso. Il modello è servito a valutare gli elementi metallici del ponte maggiormente propensi a crisi per fatica. Infine, Laura Simonini realizzerà una pubblicazione sulle principali vulnerabilità delle strutture prefabbricate, sui criteri di modellazione e verifica degli stessi, soffermandosi sugli elementi strutturali e non strutturali quali il problema della modellazione delle tamponature e della pavimentazione quale possibile vincolo alla base". Una "menzione speciale" per decisione unanime della giuria e per volontà dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Modena è stata attribuita al giovane neo ingegnere Gaston Dubois Fozin Djoumessi, di origine camerunense, per la determinazione, la tenacia di cui ha dato prova nel voler conseguire il titolo di laurea in Italia. E a proposito della cerimonia odierna, del ricordo dell'ing. Gianni Gambuzzi, e della menzione consegnata al giovane neo ingegnere camerunense è intervenuta con un messaggio inviato all'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Modena anche la Ministra on. Cécile Kyenge che ha detto: "mi spiace molto non essere con voi a ricordare l'ingegnere Gianni Bignardi e a fare memoria della calamità che ha colpito il nostro territorio. Purtroppo irrimandabili impegni istituzionali me lo impediscono. L'ing. Bignardi è un caduto sul lavoro, un professionista serio che si è prodigato con generosità e coraggio per salvaguardate la comunità offesa dal terremoto fino al sacrificio della sua stessa vita. Mi stringo dunque al dolore della famiglia, degli amici e dei colleghi dell'Ingegner Bignardi e di tutti i cittadini mirandolesi che il terremoto ha colpito nel corpo o nell'animo. Condivido e apprezzo la scelta di volerlo ricordare con uno slancio verso il futuro, premiando le nuove generazioni di ingegneri. Mi congratulo dunque con i giovani insigniti dei premi e auguro loro un futuro lavorativo ricco di soddisfazioni e utile alla crescita di questo nostro Paese. Le mie congratulazioni vanno anche Fozin Djoumessi Gaston Dubois, un altro giovane ingegnere di origine camerunense, che come me è nato in Africa e ha scelto l'Italia per i suoi studi universitari. Fozin l'ha scelta con caparbietà, addirittura incatenandosi davanti all'ambasciata italiana per ottenere il visto che gli veniva puntualmente negato. Infine la sua determinazione ha avuto la meglio. E non è venuta meno una volta giunto sul suolo italiano. Non solo perché ha condotto i suoi studi con impegno e profitto, ma perché quando la terra che aveva scelto di calpestare ha iniziato a tremare non si è risparmiato, lavorando instancabilmente per recare aiuto. Il suo impegno durante il terremoto, come l'impegno di tutti i volontari e le persone operose, ci aiutano a comprendere che l'Italia ormai è fatta di persone che hanno origini diverse, che i legami civici e la solidarietà prescindono da nazionalità, religione ed etnia. Tali legami nascono dal vivere insieme, dal lavorare a fianco, dal partecipare ad una stessa comunità politica. Il sisma ha portato devastazione e morte, ha fatto cadere muri che parevano saldi, ha sfregiato luoghi di arte e memoria, ha inceppato un sistema produttivo florido, ma la scossa non è stata in grado di sgretolare i valori e l'amicizia che tengono insieme gli abitanti di questi luoghi. Anzi questa calamità naturale ci ha fatto sentire più comunità".